Immobiliare, nel 2023 compravendite in calo ma prezzi ancora su

  • 6 mesi ago
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Immobiliare, nel 2023 compravendite in calo ma prezzi ancora su

Come sono andate le compravendite immobiliari nel 2022? Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate elaborati dall’ufficio studi del gruppo Tecnocasa molto bene. Il mercato è cresciuto del 4,8% rispetto al 2021 nonostante il calo dell’ultimo trimestre (ottobre-dicembre) che è stato pari al 2,1%. In tutto si sono registrate 784.486 transazioni. Le grandi città hanno chiuso con 247.263 compravendite in aumento del 5,6% rispetto al 2021 mentre i comuni non capoluogo hanno fatto registrare un +4,4% con 537.223 transazioni. S

i inverte dunque la tendenza registrata nel 2021 che vedeva invece un migliore risultato di questi ultimi sulla scia di cambiamenti abitativi, ossia la scelta dei piccoli paesi rispetto alle grandi città, indotti dalla pandemia. Da sottolineare comunque che Bari è stata nel 2022 la città dove le compravendite sono cresciute di più con un +25%, seguita da Palermo con +11,4%. Seguono Milano con +6,2% e Torino con +5,9%. In coda Firenze con +2,2%.A livello di numero di compravendite al primo posto c’è Roma con oltre 40mila passaggi di proprietà e al secondo Milano con 28mila.

Il boom di Bari e Palermo, oltre che per l’acquisto della casa principale, che è il maggior motore di acquisto, è dovuta anche a fini speculativi  al fine di investire in immobili da trasformare in casa vacanza o B&B. E queste due città, molto apprezzate dai turisti e con prezzi per gli immobili ancora abbordabili,  garantiscono un buon ritorno sull’investimento.

Quanto al 2023, visto anche l’aumento dei tassi di interesse e conseguentemente dei mutui ormai intorno al 4%, il numero delle compravendite è destinato a scendere tra l’8 e il 10%  mentre i prezzi degli immobili sono previsti in leggera salita tra l’1 e il 3%.  Con l’eccezione di  Milano, dove il mercato immobiliare è molto attivo e resiliente, dove  ci potrebbero essere aumenti anche del 5%.

L’ufficio studi di Tecnocasa ritiene dunque che ci sarà una tenuta dell’investimento, ancora di più se l’inflazione dovesse restare a livelli elevati. Gli investitori torneranno a puntare sugli affitti turistici alla luce dell’aumento dei flussi, sulle aree delle grandi città interessate da interventi di riqualificazione e sulle località turistiche attrattive, in grado di garantire una redditività interessante.

Potrebbero però soffrire maggiormente le zone più popolari e, in generale le aree dove si riversano coloro che hanno budget più contenuti (come i giovani e le famiglie monoreddito). La riduzione della disponibilità di spesa potrebbe spostare gli acquisti verso le periferie e l’hinterland delle grandi città, soprattutto se c’è una ricerca di soluzioni nuove e indipendenti. La prudenza che sarà messa in campo dagli acquirenti determinerà l’allungamento dei tempi di vendita.

Mentre il  segmento del lusso  non avrà problemi grazie alla spinta di una domanda di nicchia e a una bassa offerta. Sembra confermarsi la ricerca del nuovo anche se si dovranno fare i conti con gli aumenti dei costi di costruzione e un rallentamento dei cantieri. Le locazioni continueranno a salire grazie a una buona domanda. L’offerta non sempre sufficiente, soprattutto alla luce del ritorno degli short rent, sarà causa di un ulteriore aumento dei canoni.

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